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venerdì 31 agosto 2012

NIKON F 55 (2002)

Introdotta sul mercato nel 2002, la NIKON F 55 andava ad affiancare la F65 nella gamma del costruttore giapponese e, come da tradizione Nikon, era dotata anch'essa di un sistema di messa a fuoco rapidissimo e di una estrema slenziosità di funzionamento.
 
Realizzato in policarbonato, il corpo macchina della NIKON F 55 manteneva la robustezza tipica delle reflex Nikon del passato ma con forme decisamente più moderne ed ergonomiche. Il controllo delle varie funzioni era, inoltre, facilitato dalla presenza di un generoso dsplay LCD.
 
Per quanto riguarda il funzionamento, la F 55 è improntata alla massima semplicità d'uso e consente di scegliere tra la modalità di funzionamento completamente automatica "Vari-Program" o in modalità "programmata" (Ritratto, Paesaggio, Macro, Sport, Ritratto Notturno) che garantiscono foto sempre perfette anche ad un dilettante, con la facilità d'so di una compattina digitale e la qualità fotografica di una reflex analogica.
 
A questo si aggiunge la possibilità di funzionamento semi-automatco a priorità di tempi, di diaframmi la modalità completamente manuale.
Anche la messa a fuoco può essere sia automatica (autofocus) che manuale.
 
La NIKON F 55 dispone, inoltre, di due sistemi di misurazione esposimetrica. Il MATRIX 3D a 5 settori e la Misurazione MEDIA PONDERATA, in cui viene assegnata la prevalenza alla zona centrale del campo inquadrato. 
La dotazione tecnica di questo modello è ancora oggi di tutto rispetto:
- Otturatore sul piano focale a tendina metallica e controllo elettronico, con tempi di scatto da 30sec. a 1/2.000sec
- Messa a fuoco manuale o automatica, con possibilità di tracking per soggetti in movimento e di blocco della messa a fuoco
- Esposimetro con lettura di tipo TTL, con sensibilità ISO da  25-5000 e due differenti modalità di esposizione (Matrix 3D e Center Weighted)
- Baionetta di tipo NIKON F
- Flash estraibile integrato nel corpo macchina con funzione anti occhi rossi
- Avanzamento e riavvolgimento pellicola motorizzato
- Autoscatto
Un altro aspetto importante da segnalare è la compatibilità di questa fotocamera con una miriade di ottiche Nikon, sia manual focus del passato che gli obiettivi AF dotati di autofocus. 

lunedì 27 agosto 2012

AGFA CLICK II (1958)

Il marchio tedesco AGFA ha origini antiche ed è uno dei più illustri nel campo della fotografia.
Nella sua lunga storia, pur realizzando dei raffinati gioielli di tecnica e di stile, questo costruttore non ha mai rinnegato la sua vocazione "popolare" e, analogamente alla rivale americana Kodak, ha continuato ad affiancare a modelli di fascia alta anche numerosi modelli di prezzo più accessibile.
 
Del resto, anche Agfa, come Kodak, era un produttore di pellicole e materiali per lo sviluppo e, dunque, aveva lo stesso interesse a una massiccia diffusione della fotografia oltre che a produrre fotocamere di pregio per pochi eletti...
 
La AGFA CLICK II appartiene a quella schiera di fotocamere per il medio formato, prodotte tra gli anni '50 e '60 e destinate ai fotografi meno esigenti. Oggi, in piena epoca del digitale, molti di quei modelli come la mitica "Diana" e le "Halina" hanno subito una enorme rivalutazione grazie all'esplosione della LOMOGRAFIA e vengono venduti a prezzi da capogiro perchè considerate le migliori macchine lomografiche.
 
Se al loro tempo le "aberrazioni" ottiche generate dalle lenti di queste macchine erano considerati una inevitabile conseguenza del basso costo, dagli anni '90, con l'esplosione della LOMOGRAFIA, tutto è cambiato e anzi oggi si cerca di riprodurre perfino via software questi effetti.
 
Cultori della "Street Photograpy" e artisti dell'immagine, inesperti e smanettoni hanno cominciato ad acquistare e utilizzare queste macchine preferendole al digitale, tant'è che oggi le uniche macchine a pellicola ancora prodotte e vendute sono quasi esclusivamente di tipo lomografico.
 
Col tempo e con l'affermarsi di questo movimento artistico una miriade di prodotti cinesi male assemblati (Holga, Fisheye, Action Sampler, ecc.) hanno cominciato a invadere il mercato a prezzi spropositati ma paradossalmente gli strumenti migliori restano quelli tradizionali e ormai da tempo fuori produzione: LOMO (le Originali Russe) DIANA, HALINA e... AGFA ISOLY e CLICK!!!
 
 
In conclusione, una classica lomo per il medio formato che, come la Diana e la Holga, scatta foto di formato quadrato su pellicola 120.
 
Lo stile è, però, decisamente unico e inconfondibile e soprattutto la qualità costruttiva è quella classica tedesca, ben diversa dai "giocattoli cinesi".  
 
Per poter utilizzare questa macchina non avrete bisogno di alcun manuale d'uso nè di conoscere i segreti della fotografia. Che voi siate un principiante o un professionista della fotografia non dovrete fare altro che inquadrare e scattare... dopo lo sviluppo vedrete i risultati!

sabato 25 agosto 2012

LOMO SMENA SYMBOL (1973)

Molti ricorderanno che, subito dopo la caduta del Muro di Berlino, l'Europa fu invasa da orde di "russi e polacchi" che vendevano merce dell'Est, comprese le macchine fotografiche. 
 
Quello stesso anno (1991) due studenti austriaci in vacanza a Praga scovarono in un mercatino delle pulci una piccola macchina fotografica dell’epoca sovietica che stimolò la loro curiosità e ne acquistarono alcuni pezzi. Di ritorno dal loro viaggio, i due giovani viennesi offrirono queste macchinette in plastica ai loro amici e agli amici dei loro amici, in tutta Europa. 
 
In breve i due furono sommersi dalle richieste e, dalla loro filosofia "scatta senza pensare", ne è derivato un vero e proprio movimento artistico denominato LOMOGRAFIA
In lomografia tutti i canoni tradizionali vengono sovvertiti e l'unica cosa davvero importante è "cogliere l'attimo". Il mosso, lo sfocato, le dominanti di colore, la vignettatura non sono più errori da evitare ma effetti desiderati e le fotocamere che li creano sono ambitissime.
Questo "stile" fotografico ha portato a una vera e propria scoperta delle macchine LOMO dell'era sovietica, prima sconosciute e non esportate nei mercati occidentali.
 
Accanto alle LOMO originali sovietiche, c'è stata anche una rivalutazione di altre macchine (Kodak, Halina, Diana e Werlisa) prima considerate spregiativamente come "Toy Cameras".
Poi ,come sempre accade, sono arrivati anche i cinesi e hanno invaso il mercato con prodotti di pessima fattura quali le "Holga", "Fisheye", "Action Sampler e loro derivate. Tuttavia questi moderni "giocattoli" in plastica, venduti come a caro prezzo come "macchine lomo", non hanno nè il fascino nè le qualità delle autentiche "Lomo" originali russe... a buon intenditor...!
 
La LOMO SMENA SYMBOL è un prodotto originale russo e, anche se a un primo sguardo si potrebbe pensare a una macchina semplificata, in realtà si tratta di un prodotto "serio" e di solida costruzione, costruito per durare da un popolo che non conosceva nè il consumismo nè l'odierno concetto di "usa e getta".
Prodotta per ben 20 anni, tra il 1973 e il 1993, questa fotocamera rappresenta un vero simbolo della fotografia sovietica, oltre che una icona della lomografia.
 
Il corpo insolitamente pesante, realizzato interamente in bakeilte e la linea del tutto originale e inconfondibile unita a una completà manualità delle impostazioni di scatto
ne fanno una fotocamera seria e un vero classico della fotografia anni '70.
 
La dotazione tecnica include:
- Lente denominata T-43 costituita da 3 elementi (cd.Tripletta) e con focale di 40 mm
- Diaframma con aperture da f/4 a f/16
- Otturatore centrale lamellare con tempi di scatto da 1/15 sec. a 1/250 sec. più la posa B
- Capacità di messa a fuoco già a partire da 1m. di distanza, con possibilità di messa a fuoco semplificata dell'uso di "simboli"
- Attacco per il cavalletto
- Slitta flash e sincronizzazione dell'otturatore con tutti i tempi di scatto
 
Da notare che questa versione è quella originale e destinata al mercato interno sovietico (perciò dotata di scritte in cirillico russo) , mentre le unità destinate all'esportazione venivano denominate "Cosmic Symbol" anzichè "Smena Symbol". Dunque, un modello molto meno comune di quelle reperibili in Europa!  
 

martedì 21 agosto 2012

CANON EOS 30 (2000)

Introdotta sul mercato nel 2000, la CANON EOS 30 è quanto di più vicino a una reflex digitale dell'ultima generazione.
 
Si trattava di una fotocamera dedicata a un esigente clientela semi-professionale e ad amatori esperti in grado di rivaleggiare alla pari con modelli professionali ma di offrire una maggiore compattezza e portabilità.
 
Il corpo macchina della EOS 30 manteneva la robustezza e l'imponenza tipica delle reflex Canon di fascia alta ma con una forma ergonomica, studiata per consentire una impugnatura stabile anche con una sola mano.
Per quanto riguarda il funzionamento, la EOS 30 consente la massima flessibilità e la regolazione di tutti i parametri di scatto ma può essere utilizzata anche in modalità programmata in modo da garantire foto sempre perfette anche ad un dilettante, con la facilità d'uso di una compattina digitale e la qualità fotografica di una reflex analogica di alta gamma.
 
Ovviamente, non mancano neppure le modalità a priorità di tempi o a priorità di diaframmi e la modalità completamente manuale. A questo si aggiunge il sistema autofocus più veloce della sua classe, con 7 punti AF e la possibilità di messa a fuoco manuale.
Da notare anche, l'ampio display LCD, che consente una lettura sempre agevole di tutte le funzioni di scatto. 
 
La dotazione tecnica di questo modello è ancora oggi di tutto rispetto:
- Obiettivo Zoom Canon EF con focale 28-90mm
- Diaframma a iride con apertura max a f/4
- Otturatore sul piano focale a tendina metallica e controllo elettronico, con tempi di scatto da 30sec. a 1/4.000sec
- Messa a fuoco manuale o automatica mediante 7 punti autofocus
- Esposimetro con lettura di tipo TTL, con sensibilità ISO da  6-6400
- Baionetta di tipo CANON EF, compatibile con una miriade di ottiche Canon ma anche di terze parti (Sigma, Tamron, Tokina, ecc.)
- Flash estraibile integrato nel corpo macchina con funzione anti occhi rossi
- Avanzamento e riavvolgimento pellicola motorizzato
- Anteprima della profondità di campo
- Possibilità di esposizioni multiple fino a 9 su uno stesso fotogramma
- Autoscatto
- Alimentazione con due batterie al litio CR123A
Come ho già detto, la CANON EOS 30 ha caratteristiche di funzionamento del tutto simili a una moderna reflex digitale e dunque consente la possibilità di funzionare sia in modalità completamente automatica, sia programmata (Ritratto, Paesaggio, Macro, Sport e Rutratto Notturno), sia a priorità di tempi o a priorità di diaframmi e sia in modalità completamente manuale.
 
Un altro aspetto importante da segnalare è la compatibilità di questa fotocamera con una miriade di ottiche Canon EF dotate di autofocus ma anche di terze parti (Sigma, Tamron, Tokina, ecc.). 
E' importante anche notare che le ottiche di questo modello sono compatibili con le moderne reflex digitali Canon, poichè la baionetta Canon EF è rimasta invariata. 
 
Per ulteriori info e per verificare la qualità delle foto ottenibili, vi invito a visitare i seguenti link:
http://www.ephotozine.com/article/canon-eos-30-film-slr-review-4380
http://www.trekearth.com/search.php?phrase=canon+eos+30&type=&x=0&y=0

sabato 18 agosto 2012

CMF BENCINI ROBY (1938)

Il marchio Bencini vanta origini antiche. Fondata a Milano nel 1937 col nome "ICAF", l'azienda cambiò per un breve periodo la sua denominazione in "CMF" per poi assumere, nel dopoguerra,  il nome definitivo "CMF Bencini".
 
Tra i primissimi modelli di fotocamere prodotti da Antonio Bencini figurano una coppia di fotocamere box denominate "ROBY" e GABRY", dedicate ai figli Roberto e Gabriella. Tuttavia, la "Y" finale appariva poco patriottica e troppo anglosassone al regime fascista e fu oggetto di censura per cui quasi subito queste due fotocamere furono ribattezzate "ROBI" e "GABRI".
 
Si tratta di due modelli piuttosto rari nel mondo del collezionismo e ancor più nel caso dei primissimi esemplari caratterizzati dalla "Y" finale.
 
Tecnicamente, la CMF ROBY  è improntata alla massima semplicità, con un corpo realizzato in metallo verniciato a smalto nero e in gran parte rivestito di carta telata di colore nero.
L'otturatore è dotato di una sola velocità di circa 1/50 di secondo, sempre in posizione di scatto, più la posa B. L'apertura diaframma è fissa. 
 
Nulla di strano, se si pensa che le macchine box dell'epoca erano pensata per il negativo in bianco e nero che, tollerando esso buone compensazioni in fase di stampa,  veniva lasciata alla bravura del laboratorio fotografico la vera e propria regolazione dell'esposizione.
 
L'obiettivo è costituito da un'unica lente, con focale di 105mm (che nel medio formato equivale circa un obiettivo normale del 35mm) con messa a fuoco fissa sull'infinito. 
 
Il caricamento della pellicola si effettua rimuovendo completamente la parte interna dell’apparecchio dal lato destro mentre lo scorrimento della pellicola avviene in senso verticale, dal basso verso l’alto, mediante la rotazione di una ghiera posta sul lato destro del corpo macchina e, come accade in molti apparecchi per il medio formato, non esiste un "fine corsa": l'utente deve fermarsi al momento giusto, controllando il numeretto stampato sulla carta che protegge il lato posteriore della pellicola e che appare da un'apposita finestra sul dorso, chiusa da un vetrino rosso. 
 
Queste le principali caratteristiche tecniche:
- Obiettivo con focale di 105mm, costituito da un singolo elemento.
- Diaframma fisso con apertura a f/11
- Otturatore a battente con tempo di scatto singolo (1/50sec.) che non richiede caricamento ed è sempre in posizione di scatto
- Inquadratura con mirino mirino a specchio, reversibile orizzontale/verticale
- Pellicola formato 120
- Formato del negativo 6x9cm
Una particolarità di questa fotocamera è che essa non presenta il classico doppio mirino tipico dei modelli box. Diversamente dalle altre, la ROBY è dotata di un mirino singolo ma ruotabile a 90° a seconda che si utilizzi la fotocamera in posizione verticale (ritratto) oppoure orizzontale (paesaggio).
E' importante anche tener conto che la CMF ROBY impiega pellicole di formato 120, ancora facilmente reperibili in commercio, e realizza fotogrammi di dimensioni 6x9cm.
Consente, inoltre, la possibilità artistica di esposizioni multiple su uno stesso fotogramma. Dunque, un pezzo di storia del '900 ma anche una macchina ancora facilmente utilizzabile per qualche foto in stile vintage!

giovedì 9 agosto 2012

GREAT WALL SPLENDIDFLEX (1961)

Negli anni '30 la tedesca Rollei (Franke & Heidecke) lanciò un tipo di fotocamera completamente nuovo e destinato a cambiare il corso della storia: la reflex biottica.
 
Questo schema tecnico fu subito emulato anche dagli altri due colossi tedeschi, Zeiss e Voigtlander, e il successo di questi modelli fu tale che negli anni a venire la biottica divenne sinonimo di fotocamera professionale per il medio formato.
 
I migliori fotografi di moda, ritrattisti, foto-giornalisti e paparazzi ne utilizzavano una; poi seguirono i foto-amatori e infine anche le masse cominciarono a desiderare una biottica. 
 
Seguendo una domanda sempre crescente, nel 1961 anche i cinesi della Great Wall Plastic co. (ovvero l'azienda produttrice della DIANA) decisero di affiancare al loro cavallo di battaglia una biottica dalle caratteristiche più o meno simili alla celebre DIANA. 
 
Così come avvenne per la Diana, anche questa biottica fu venduta del tutto invariata e con diversi nomi: SPLENDIDFLEX, STELLARFLEX, ROSKOFLEX, BEDFORDFLEX e perfino la blasonata ILFORD inglese ne commissionò un nutrito lotto, poi rinominate come ILFOFLEX.  
 
In origine si trattava di una fotocamera di modestissime pretese, realizzata interamente in plastica e dall'aspetto molto fragile, ma in grado di scattare ben 12 pose con negativi di formato quadro 4x4cm su pellicola in rullo 127.
 
Nonostante questa fotocamera venisse schernita dai cultori della fotografia, grazie al suo prezzo riscosse un ottimo successo di vendite tant'è che, come ho già detto in precedenza, fu venduta con diversi nomi.   
A dispetto di tutto, per molti la SPLENDIDFLEX fu il primo passo verso la fotografia e le immagini generate dalla sua lente in plastica, sebbene lontane dall'alta fedeltà, furono l'unico mezzo accessibile per immortalare ricordi di famiglia e persone care...
 
Cessata la produzione, queste fotocamere sono finite per un bel po' nel dimenticatoio fino agli anni '90.
Con l'affermazione della LOMOGRAFIA il cui motto è "Cogli l'attimo" (cioè scattare d'istinto, per strada, senza curarsi delle impostazioni migliori) è cambiato tutto. 
 
Una foto sottoesposta non è necessariamente una foto sbagliata se i colori sono saturi e brillanti. La vignettatura dei bordi non è più un difetto delle lenti troppo economiche. Le pellicole scadute non sono più da buttare via ma semmai una occasione in più per scattare foto a prezzi stracciati ... l'importante è solo cogliere l'attimo!
 
Col tempo le vecchie DIANA, HALINA e SPLENDIDFLEX tanto derise in passato oggi vengono richieste più dei moderni cloni cinesi e acquistate a caro prezzo. Le loro lenti scadenti sono emulate senza successo da Photoshop e dagli altri software di grafica e fotoritocco.
 
Per ulteriori info ed esempi di foto scattate con questo modello visitate:
http://camerapedia.wikia.com/wiki/Bedfordflex
http://www.photomemorabilia.co.uk/Ilford/Ilfoflex.html
http://moominsean.blogspot.it/2006/07/bedfordflex.html
http://www.flickr.com/photos/nefotografas/sets/72157608882647670/detail/