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mercoledì 29 febbraio 2012

KODAK SIX-20 JUNIOR (1935)

La "Kodak Six-20 Junior" è figlia di un'epoca (gli anni '30) in cui le macchine a soffietto furoreggiavano e il medio formato era lo standard nel campo delle pellicole.
 
Nella fotografia amatoriale, a quell'epoca le soffietto erano considerate macchine piuttosto innovative poichè "tascabili" e meno ingombranti delle macchine box.
 
Inoltre, nei modelli di fascia superiore, era data anche la possibilità di regolare la messa a fuoco, per effetti più creativi, nonchè l'apertura diaframma e i tempi di scatto... insomma c'era di che divertirsi!
 
Trattandosi di oggetti piuttosto esclusivi, la produzione era realizzata con molta più cura degli standard attuali e anche i materiali erano più pregiati. Tant'è che ancora oggi se ne apprezzano le qualità ottiche e le foto ottenibili.
 
Prodotta dalla filiale inglese di Kodak, questa fotocamera è un classico esempio di stile ed eleganza degli anni '30 ma anche completa dal punto di vista tecnico perchè dotata di tutte le regolazioni (tempi, diaframmi, messa a fuoco) per consentire una complea personalizzazione dello scatto. 
 
Queste le specifiche tecniche:
- Obiettivo con lente "KODAK Anastigmat" con focale di 100mm
- Diaframma a iride fra i due gruppi ottici dell’obiettivo, con valori da f/6.3 a f/32
- Otturatore centrale lamellare "Kodon N.0" con tempi di scatto, da 1/25sec. a 1/100sec. più la posa B e T.
- Inquadratura mediante mirino a specchio, reversibile in posizione verticale/orizzontale
- Messa a fuoco su scala metrica mediante rotazione della ghiera dell’obiettivo
- Possibilità di comando a distanza dello scatto, mediante cavetto flessibile
 
Quanto al funzionamento, non vi è nulla di più semplice. Grazie al soffietto del tipo auto-estensibile questa macchina diventa fruibile in pochi istanti, poichè l'apertura e l'estensione del soffietto avvengono in un unico movimento. 
 
La pellicola viene fatta avanzare manualmente dall'utente e poichè non esiste un "fine corsa" ci si regola scorrendo i numeri stampati sul retro della pellicola e che appaiono da un'apposita finestra sul dorso della macchina. 
 
Quest'aspetto è molto interessante dal punto di vista artistico poichè consente le DOPPIE ESPOSIZIONI, ossia la possibilità di sovrapporre più immagini su uno stesso fotogramma... altro che Photoshop!
 
La "Kodak Six-20 Model C"  produce fotogrammi di un generoso formato quadrato 6x9cm su pellicola 620.
E'importante notare che, sebbene sia ormai fuori produzione, il formato 620 non è altro che l'attuale pellicola 120 montata su un rocchetto più sottile per cui, queste fotocamere sono ancora pienamente utilizzabili.
In rete esistono numerosi tutorial illustrati che spiegano passo passo come utilizzare le comuni pellicole 120 nelle macchine di formato 620. Ecco qualche esempio:
www.inficad.com/~gstewart/respool.htm
www.brownie-camera.com/respool/respool.shtml
www.prairienet.org/b-wallen/BN_Photo/Kodak620.htm
www.camerapedia.org/wiki/120_film
www.rapidphoto.net/respool.pdf 
 
Un sistema ancora più economico è di impiegare le pellicole 35mm, come mostrato al seguente link:
http://dinnerpicasso.blogspot.com/2008/02/loading-35mm-film-in-kodak-duaflex-ii.html
In questo caso viene sfruttata l'intera area sensibile della pellicola e si ottiene il caratteristico effetto della foto che presenta i fori di trascinamento nella parte inferiore e superiore... un effetto ricreato anche con Photoshop da molti fotografi professionisti!

POLAROID SUPER SHOOTER PLUS (1975)

Il marchio Polaroid è legato ad un rivoluzionario processo chimico sperimentato nel 1929 dal Dr. Edwin Land e che impiegava un supporto che conteneva già al suo interno i reagenti chimici necessari per lo sviluppo dell'immagine. Nel 1947 nacque la prima fotocamera Polaroid, mediante la quale si potevano ottenere fotografie in pochi secondi dopo lo scatto.
 
Per la sua facilità di utilizzo, il sistema Polaroid riscosse un enorme successo, anche se la qualità di stampa non raggiunse mai il livello della stampa fotografica tradizionale. Le stampe avevano il difetto di soffrire molto l'invecchiamento e l'esposizione alla luce tanto che, in alcuni casi, già dopo pochi anni di normale conservazione, le immagini risultavano sbiadite e fortemente virate verso il blu. 
 
Nonostante tutto, proprio le caratteristiche dominanti di colore e la vignettatura causata dalla scarsa qualità delle lenti in plastica fecero delle macchine Polaroid un formidabile strumento di espressione artistica... insomma, una antesignana della odierna lomografia.
 
Con la sua forma originale e inconfondibile, la Polaroid SUPER SHOOTER PLUS del 1975  appartiene a una nuova serie di modelli caratterizzati dal corpo rigido e dalla realizzazione in plastica. Si trattò, inoltre, dei primi modelli venduti ad un prezzo che rendesse la fotografia istantanea davvero accessibile alle masse.
 
Rispetto alle progenitrici a soffietto che la precedettero, la Super Shooter Plus non necessitava di caricare l'otturatore prima dello scatto ed era dotata di un esposimetro, che regolava i tempi di scatto dell'otturatore e di un selettore per regolare la lumnosità delle foto. 
 
Vi era, inoltre, un attacco per l'uso dei flash a cubo e l'obiettivo era dotato di regolazione della messa a fuoco su scala metrica.
 
Un'aspetto singolare è la presenza di una vera e propria guida sul dorso della macchina, che ne spiega dettagliatamente il modo di utilizzo.
 
La vera peculiarità di questo modello consiste, tuttavia, nella presenza di un timer posto a lato del corpo obiettivo, che assiste l'utente e consente di ottenere il tempo di sviluppo ottimale per foto sempre perfette. 
 
Quanto alla reperibilità delle pellicole, questo modello può utilizzare le pellicole POLAROID 100 oppure le FUJI FP-100C che sono ancora ampiamente reperibili e a prezzi molto ragionevoli. Basta cercarle in rete o nei migliori negozi di materiale fotografico.
 
Per l'alto tenore artistico delle sue foto, questa fotocamera è recensita anche sul sito ufficiale della lomografia (lomography.com).
Per ulteriori info ed alcuni esempi di foto scattate con questo modello visitate i seguenti link:
http://www.flickr.com/photos/jgarber/sets/72157605909115343
http://www.lomography.com/magazine/reviews/2009/09/04/polaroid-super-shooter-plus-instant-gratification

POLAROID COLORPACK 88 (1971)

Il marchio Polaroid è legato ad un rivoluzionario processo chimico sperimentato nel 1929 dal Dr. Edwin Land e che impiegava un supporto che conteneva già al suo interno i reagenti chimici necessari per lo sviluppo dell'immagine. Nel 1947 nacque la prima fotocamera Polaroid, mediante la quale si potevano ottenere fotografie in pochi secondi dopo lo scatto.
 
Per la sua facilità di utilizzo, il sistema Polaroid riscosse un enorme successo, anche se la qualità di stampa non raggiunse mai il livello della stampa fotografica tradizionale. Le stampe avevano il difetto di soffrire molto l'invecchiamento e l'esposizione alla luce tanto che, in alcuni casi, già dopo pochi anni di normale conservazione, le immagini risultavano sbiadite e fortemente virate verso il blu. 
 
Nonostante tutto, proprio le caratteristiche dominanti di colore e la vignettatura causata dalla scarsa qualità delle lenti in plastica fecero delle macchine Polaroid un formidabile strumento di espressione artistica... insomma, una antesignana della odierna lomografia.
 
Con la sua forma originale e inconfondibile, la Polaroid COLORPACK 88 del 1971  appartiene a una nuova serie di modelli caratterizzati dal corpo rigido e dalla realizzazione in plastica. Si trattò, inoltre, dei primi modelli venduti ad un prezzo che rendesse la fotografia istantanea davvero accessibile alle masse.
 
Rispetto alle progenitrici a soffietto che la precedettero, la Colorpack 88 non necessitava di caricare l'otturatore prima dello scatto ed era dotata di un esposimetro, che regolava i tempi di scatto dell'otturatore e di un selettore per regolare la lumnosità delle foto. 
 
Vi era, inoltre, un attacco per l'uso dei flash a cubo e l'obiettivo era dotato di regolazione della messa a fuoco su scala metrica.
 
Un'aspetto singolare è la presenza di una vera e propria guida sul dorso della macchina, che ne spiega dettagliatamente il modo di utilizzo.
 
Per ulteriori info ed alcuni esempi di foto scattate con questo modello visitate i seguenti link:
http://en.polaroid-passion.com/polaroid-type-80-cameras.php?id=163

martedì 28 febbraio 2012

KODAK KC50 AF (1998)

George Eastman fu uno dei pionieri della fotografia ma, come Henry Ford e altri imprenditori "illuminati", fu anche uno dei principali sostenitori della sua diffusione tra le masse.
 
Per questo motivo, il marchio Kodak occupa un posto d'onore nella storia della fotografia, non solo per i tanti gioielli di tecnica e stile del passato (Bantam Special, Ektra, Medalist, Retina, ecc.) ma anche per altri modelli piu recenti, che conservano il fascino e la qualità che storicamente hanno contraddistinto questo marchio.
 
La KODAK KC50 AF del 1998 è diretta discendente delle tante 35mm compatte prodotte a partire dagli anni '80 e che hanno fatto la storia della "Fotografia di Strada", sfociata poi nella "Lomografia".
 
Per questo genere di fotografia (cogliere l'attimo) è necessario disporre di uno strumento compatto e tascabile ma soprattutto affidabile e capace di scattare in pochi secondi senza perdersi in complicate regolazioni di tempi, diaframmi e messa a fuoco.
 
Per tutto ciò è stata progettata e costruita la KODAK KC50 AF. Grazie all'ottica grandangolare, all'avanzamento rapido motorizzato della pellcola e a un'elettronica veloce e affidabile, questa macchina è in grado di garantire foto sempre decenti anche ad un neofita della fotografia.
 
Lo stesso flash (Kodak Sensalite) è concepito per azionarsi automaticamente all'occorrenza, sebbene sia possibile attivarlo o disattivarlo forzatamente dal'utente.
 
 La dotazione tecnica include:
- Obiettivo con lente grandangolare KODAK in tre elementi e con focale di 29mm
- Apertura diaframma a f/5.6
- Otturatore con tempo di scatto da 1/125 sec.
- Messa a fuoco automatica (autofocus)
- Esposimetro CDS con sensibilità ISO da 100 a 400
- Inquadratura con mirino di tipo galileiano
- Flash integrato con il corpo macchina
- Alimentazione con due batterie stilo AA da 1,5 volts
 
In conclusione, una fotocamera semplice ed economica in grado di offrire una buona qualità fotografica ma soprattutto semplicissima da utilizzare, perfino per chi non ha nessuna esperienza in campo fotografico.
 
Non è richiesta nessuna impostazione e all'utente non resta che concentrarsi sull'inquadratura e scattare... il risultato sarà sempre di buona qualità.

HELIOS 44-2 58mm f/2

Il marchio HELIOS è un nome storico della fotografia sovietica ed è strettamente legato al costruttore di fotocamere reflex ZENIT. Oltre a realizzare ottiche per la fotografia professionale, HELIOS ha sviluppato anche dispositivi di puntamento per l'esercito sovieticoe e lenti per telescopi mliitari.
 
In partcolare, l'obiettivo HELIOS 44 è stato progettato secondo lo schema tecnico del celeberrimo CARL ZEISS BIOTAR ed è perciò noto come il "Biotar Sovietico". 
 
Ottiche come il 58mm del presente annuncio hanno sempre costituito una valida alternativa ai modelli più blasonati di Pentax, Nikon e Canon ma purtroppo, per l'isolamento del regime sovietico, erano scarsamente reperibili prima della caduta del comunismo.
 
La stessa scelta di utilizzare la baionetta con passo a vite di 42mm la dice tutta sulla intercambiabilità di questi prodotti con le ottiche originali delle reflex Pentax, Yashica, Fujica, Praktica, ecc.
Si tratta, inoltre, di ottiche pensate per un popolo che non conosceva il concettto di "usa e getta" imperante nell'epoca del digitale. 
 
Solido e interamente realizzato in metallo, questo obiettivo è dotato di un diaframma a 8 lamelle che consente uno sfocato di qualità, particolarmente indicato per la fotografia di ritratto.
Inoltre, la sua focale di 58mm ne garantisce una ampia gamma d'impiego, dalla fotografia di paesaggio e di architettura fino al ritratto.
 
- Obiettivo standard con lunghezza focale di 58mm
- Diaframma a iride composto di 8 lamelle, con aperture variabili da f/2 a f/16
- Messa fuoco di tipo manuale con distanza minima da 50cm.
- Attacco filtri diametro 49mm
- Baionetta Passo a vite 42mm (M42)
 
Sottolineo ancora una volta la retro-compatibilità di questo prodotto con i corpi macchina realizzati da Pentax, Yashica, Praktica, Fujica, Ricoh e da tanti altri produttori a parire dagli anni '60.
Addirittura, utilizzando un semplice adattatore, questi obiettivi vengono montati sulle moderne reflex digitali con notevole risparmio di denaro e risultati spesso ineguagliabilii dalle ottiche attuali.
 

HAKING HALINA AI (1952)

Negli anni 50 e 60, mentre Hong Kong era ancora sotto il dominio britannico, le fotocamere prodotte dall'azienda Haking ebbero un successo planetario.
 
Nella maggior parte dei casi si trattava di modelli di fascia economica ma, al tempo stesso, particolarmente curati nelo stile e soprattutto di buona qualità costruttiva. 
 
Il "fascino cromato" dei modelli Halina unito a un imbattibile rapporto prezzo/qualità ne fece presto un successo planetario: forse il primo esempio di prodotto cinese a invadere gli Stati Uniti e il resto del mondo.
 
Anche quì in Italia le Halina godevano di un'ottima reputazione ma per motivi di "protezionismo economico" furono gravate da tariffe doganali e arrivarono in quantità molto limitate (cd. contingentamento).
Oltre ai modelli più economici per il formato 35mm, la Haking-Halina produsse anche macchine biottiche, cavalcando il successo che in quegli anni riscuotevano Rollei e Yashica con modelli analoghi.  
 
Tra i modelli di biottica prodotti, la "Halina AI" del presente annuncio rappresentò il top assoluto della gamma Haking.
Lo stile della macchina era chiaramente ispirato agli inarrivabili (sia per qualità che per prezzo) modelli tedeschi di Rolleiflex. In compenso, cromature a profusione e una linea piacevole e ricercata davano grandi soddisfazioni ai possessori della "Halina AI". Anche la solidità del corpo macchina e il suo peso contribuivano alla generale impressione di qualità che questo prodotto esprimeva.
 
Come ho già detto, questo modello rappresentò il modello di punta realizzato dall'azienda e, rispetto agli altri modelli, si trattava di una vera e propria macchina reflex in cui la messa a fuoco dell'immagine avveniva direttamente atraverso il mirino a pozzetto.
Oltre al classico mirino a pozzetto, l'inquadratura era possibile anche attraverso un mirino di tipo sportivo / a traguardo inserito nel coperchio superiore. 
 
Queste, in sintesi, le principali caratteristiche tecniche:
- Obiettivo  con lente "Halina Anastigmat" con focale di 80mm
- Diaframma a iride tra i gruppi ottici dell'obiettivo, con aperture da f/3.5 a f/22
- Otturatore centrale lamellare con tempi di scatto da 1/25sec. a 1/100sec. più la posa B.
- Inquadratura sia mediante mirino reflex a pozzetto che di tipo sportivo a traguardo
- Messa a fuoco TTL su vetro smerigliato, facilitata con lente di ingrandimento
- Contatto di sincronizzazione per il flash
- Possibilità di comando dello scatto a distanza mediante cavetto flessibile
 
Un aspetto importante di questa macchina è che, grazie alle ottiche che offrono colori particolarmente saturi e una leggera vignettatura dei bordi, negli ultimi anni la HALINA AI è diventata un autentico oggetto di culto tra gli appassionbati di LOMOGRAFIA. Sicuramente la concorrente più accreditata della regina LOMO LUBITEL!
 
Per visionare alcuni esempi di foto scattate con questo modello visitate i seguenti link:
http://www.flickr.com/photos/borealnz/2549583829/
http://www.flickr.com/groups/halinaa1/pool/
http://photo.net/classic-cameras-forum/00QLPO
 
Concludo dicendo che questa macchina utilizza pellicole di formato 120 ancora ampiamente disponibili, sia a colori che per il bianco e nero, e produce negativi di formato quadrato 6x6cm. Ideale per i forti ingrandimenti e la stampa di poster!