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sabato 5 novembre 2011

PYKING PC-500 (1983)

Gli anni '80, nel campo delle fotocamere compatte, segnano un epoca di passaggio tra i corpi in metallo e l'utilizzo delle materie plastiche.
Si sperimentarono forme del tutto nuove e i flash vennero integrati nel corpo macchina, semttendo di essere un accessorio e diventando parte integrante di ogni fotocamera.
Accanto alle più complesse e costose macchine autofocus, dilagavano i modelli più economici a fuoco fisso: Konica Pop e Canon Snappy dominarono il mercato con forme giovanili e colori audaci ma senza per questo rinunciare alla qualità.
La PYKING PC-500 è una delle tante fotocamere prodotte in quell'epoca di boom economico e grande diffusione degli apparecchi fotografici.
Si tratta di uno dei molti cloni che vennero realizzati sulla scia del successo planetario riscosso dalla CANON SNAPPY, ad opera di un costruttore asiatico ormai scomparso dal mercato.
Anche se improntata alla massima semplictà, questa macchina era dotata di una ottica in vetro (e non in plastica) di fabbricazione giapponese, di un flash integrato e di un esposimetro interno che avverte con un led rosso quando la luce è insufficiente e occorre utilizzare il flash.
L'avanzamento della pellicola avviene manualmente, ruotando un apposita manopola, e all'operatore non resta che concentrarsi sull'inquadratura della scena da fotografare.
Fino a qualche anno fa queste fotocamere venivano "snobbate" un po' da tutti ma, dopo l'esplosione della "LOMOGRAFIA" come corrente artistica e nuovo modo di intendere la fotografia, oggi questa macchina rappresenta una valida alternativa ai tanti costosi giocattoli cinesi (Holga, Fisheye, Action Sampler, ecc.) che invadono il mercato della fotografia a pellicola.     

La macchina è alimentata con due comuni pile stilo AA da 1,5volt ma può funzionare anche senza, rinunciando all'uso del flash.

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