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domenica 6 novembre 2011

ORIONWERK RIO (1920)

Il marchio ORIONWERK di Hannover (Germania) ha origini antiche che risalgono al 1889. Inizialmente questa azienda era denominata GLUNZ ma dal 1921 cambiò il suo nome in Orionwerk, che rimase in uso fino al 1933, quando la compagnia cessò definitivamente la sua attività.  
Purtroppo, dato il carattere artigianale dei prodotti di questo marchio non mi è stato possibile identificare con esattezza il modello di questa fotocamera. Non vi sono etichette ne parti mancanti ma la macchina non reca scritte che mi consentono di identificarla con precisione.
L'unica cosa certa è la sua origine tedesca, poichè sia l'ottica che l'otturatore sono di marca tedesca.
Come era tipico dei prodotti di inizio '900 la fotocamera ha un aspetto molto elegante e ben curato. Il corpo macchina è realizzato interamente in legno ed è rivestito in pelle.
Il soffietto, come era solito per l'epoca, non è del tipo auto-estensibile (cioè non si allunga da se quando si apre la macchina) ma bisogna estrarlo facendolo scorrere su un binario. 
Anche la messa a fuoco non avviene girando la lente, come accade sui modelli più recenti, bensì facendo scorrere il soffietto lungo una slitta che contiene una scala a seconda della distanza del soggetto da fotografare.
Ecco le principali caratterische tecniche:
- Obiettivo con lente "Spezial Aplanat" con focale di 105mm
- Diaframma a iride fra i due gruppi ottici dell’obiettivo, con valori da f/8 a f/32
- Otturatore centrale lamellare GAUTHIER "Vario" con tempi di scatto da 1/25sec. a 1/100sec. più la posa B e T.
- Inquadratura mediante doppio mirino: uno a specchio, reversibile in posizione verticale/orizzontale e un secondo mirino a traguardo
- Messa a fuoco su scala metrica mediante mediante scorrimento del carrello portaottica su due guide metalliche, regolabile con un cursore
- Possibilità di comando a distanza dello scatto, mediante cavetto flessibile
Queste ultime, già all'epoca ambite, hanno visto crescere col tempo il loro fascino e oggi sono sempre più apprezzare e ricercate. E questo perchè anche i modelli più semplici rivelano una cura costruttiva ormai dimenticata nell'industria fotografica. 
L'aspetto sicuramente più interessante è che, a quasi un secolo di distanza, questa macchina è ancora perfettamente utilizzabile. Essa, infatti, impiega pellicole formato 120, ancora ampiamente reperibili, e realizza negativi di formato 6x9cm. 
Un autentico pezzo di storia del '900!

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